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lunedì 27 settembre 2010

L'aforisma quotidiano

Un uomo in grado di pensare non è sconfitto anche quando lo è sul serio.

Milan Kundera

lunedì 20 settembre 2010

Groucho

La commedia non mi è piaciuta, però l'ho vista in condizioni sfavorevoli: il sipario era alzato.

L'aforisma quotidiano

Non discutere mai con un idiota, la gente potrebbe non notare la differenza.
Arthur Block

giovedì 16 settembre 2010

De Ignorantia

Ma chi erano poi sti Gordon?
Il Duca Gordon è esistito e risaliva al clan scozzese Gordon.
Il capostipite di cui si hanno notizie è il buon Riccardo, Barone di Gordon tra il 1150 e il 1160.
Successivamente i Gordon ottennero la Contea di Atholl. Grazie all'amicizia di Adamo col futuro Re di Scozia Robert Bruce.
Per far capire che non era una famiglia qualsiasi nel 1424 il Conte Giorgio sposò la Principessa Giovanna Stewart, figlia pensa un po' del Re Giacomo I di Scozia.
Nel 1449 Alexander Gordon divenne Conte di Huntly. Quindi ben due contee per la famiglia Gordon.
Come se non bastasse George Gordon nel 1599 ottenne il titolo di Marchese di Huntly per volere proprio del Re Giacomo VI di Scozia.
E finalmente nel 1684 George Gordon IV divenne Duca. Esattamente 300 anni prima della mia nascita. Non male, non male.
I Gordon rimasero cattolici anche dopo la riforma protestante sostenendo la Regina Maria I di Scozia.

Un applauso per i Gordon!!!

Wilde

L'indifferenza è la vendetta che il mondo si prende sulle persone mediocri.

W.C.

Winston Churchill “Vorrei dare questo consiglio ai genitori, specie ai genitori ricchi: non date dei soldi a vostro figlio, dategli dei cavalli. Nessuno si è mai messo nei guai (salvo qualche guaio onorevole) stando in sella. UN’ORA SPESA IN SELLA NON E’ MAI SCIUPATA. Molti giovani si sono rovinati coi cavalli, ma sempre perché li facevano correre o ci scommettevano sopra, non perché li montavano. Tutt’al più qualcuno ci si è rotto il collo; ma morire al galoppo non è una brutta morte”.
Winston Churchill

L'aforisma quotidiano

 Non intraprendere nulla a caso.
Marco Aurelio

Groucho

Dici che ti amo solo perché hai un milione di dollari? E’ un’infamia! T’amerei anche se di milioni di dollari ne avessi due!

Poesia

Da domani sarò triste, da domani.
Ma oggi sarò contento:
a che serve essere triste, a che serve?
Perchè soffia un vento cattivo?
Perchè dovrei dolermi, oggi, del domani?
Forse il domani è buono, forse il domani è chiaro.
Forse domani splenderà ancora il sole.
E non vi sarà ragione di tristezza.
Da domani sarò triste, da domani.
Ma oggi, oggi sarò contento.
E ad ogni giorno dirò:
Da domani sarò triste.
Oggi NO.
(Poesia di un ragazzo trovata in un ghetto nel 1941)

giovedì 9 settembre 2010

Wilde

A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio!

W.C.

Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio.

Groucho

Come ci si puo divertire in una festa in cui le birre sono calde e le donne sono fredde?

L'aforisma quotidiano

Trovo la televisione davvero molto istruttiva. Ogni volta che qualcuno mette in funzione l'apparecchio, me ne vado nell'altra stanza a leggere un libro.
Groucho Marx

mercoledì 8 settembre 2010

De Ignorantia

Padre delle teorie sul mercato libero? Sì ci sono, Adam Smith. Bene fin qui ci sono. Possiamo approfondirne il pensiero? Ehm... Vediamo... Sì dai non era fissato sulla simpatia o giù di lì? Come sosteneva Hume, le valutazioni di ordine morale dipendono dal sentimento. Cioè? Tramite la simpatia ognuno di noi può partecipare a ciò che prova l'altro, immedesimandosi nelle sue azioni. Ah...Perfetto ora è tutto chiaro.
Ma com'è che si passa dalla simpatia alle teorie sul mercato libero? Posso fare un passo alla volta? Secondo Smith il sentimento della simpatia è il principio fondamentale della vita morale: gli uomini, per natura, sono portati a valutare positivamente le azioni che conducono alla socievolezza reciproca, negativamente quelle che non lo fanno. E' come se in ognuno di noi ci fosse uno spettatore imparziale che valuta le nostre azioni con gli occhi degli altri, valutando se sono accettabili dal punto di vista morale. In parole povere? Nel continuo conflitto tra impulsi sociali e quelli egoistici, la simpatia crea una sorta di armonia. Quindi la felicità di ognuno è possibile soltanto attraverso la realizzazione del bene degli altri. Questo concetto in ambito economico, con le dovute modifiche è valido comunque. Il miglioramente della condizione di ognuno porta al benessere generale. Per quanto un individuo ritenga di perseguire i propri interessi, in modo egoistico, la cosiddetta "mano invisibile" lo porta a raggiungere traguardi che non si era prefissato. Il benessere di ognuno porta al benessere generale. Ed il benessere si fonda sul lavoro, da cui si ricava anche il valore della merce. Ovvero quanto lavoro occorre per produrre una determinata cosa?
Perseguendo il proprio interesse, l'individuo stesso promuove quello della società in modo più efficace di quanto realmente intenda promuoverlo.
"Quello che può essere considerato un vizio nel campo privato , ossia il fare i propri interessi , diventa una virtù nel campo pubblico ."
Hai capito? Mmm, sì, sì anche se mi sono addormentato a metà...

L'aforisma quotidiano

A lungo andare, solo il capace ha fortuna. (Menandro)

W.C.

Winston Churchill
I risparmi sono una cosa molto buona soprattutto se i tuoi genitori li hanno fatti per te.

Wilde

Cedere ad una tentazione è il solo modo di liberarsene.

martedì 7 settembre 2010

Filosofeggiando

La curiosità è alla base della conoscenza e non c'è ignorante peggiore di colui che pensa di non esserlo.

L'aforisma quotidiano

Siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti. (virtù degli uomini antichi)
Bernardo di Chartres

De Ignorantia

Le domande più banali sono le più infide. Basta un niente per smascherare le nostre lacune. Eh sì per esempio, chi non conosce Peter Pan. La storia bene o male l'hanno letta tutti. O almeno il film bene o male l'hanno visto tutti. Insomma la maggior parte delle persone bene o male conosce la storia dell'eterno fanciullo. Ma quanti si ricordano l'autore della fiaba? ...
Io ho già alzato la mano, e la posso anche riabassare. In effetti di fronte a questi dilemmi si potrebbe non dormire. O si comincia a torturare il cervello in cerca di una risposta.
L'autore è il buon James Matthew Barrie, spero che non me ne vorrà.
E l'ho scoperto grazie ad un commento in questo blog. Ecco la sua utilità.

Wilde

"Anche nella vita reale l'egocentrismo ha delle attrattive. Quando qualcuno ci parla di sè, è quasi sempre interessante e se, nel momento in cui diventa noioso, fosse possibile zittirlo chiudendogli la bocca con la stessa facilità con cui si chiude un libro che ci ha stancati, avremmo l'assoluta perfezione."

W.C.

Winston Churchill nel 1945 ospitò a pranzo il Re Saudita Ibn Sa'ud.
"Mi venne detto che né il fumo né le bevande alcooliche erano permesse in Reale Presenza. Siccome ero il "padrone di casa" al pranzo, sollevai il problema e dissi all'interprete che se la religione di Sua Maestà prevedeva il privarsi di fumo ed alcool, io dovevo per forza puntualizzare che la mia regola di vita, prescriveva come un rito assolutamente sacro il fumare sigari e il bere alcool, prima, dopo e se fosse necessario durante tutti i pasti e negl'intervalli fra loro. Il Re gentilmente accettò".

lunedì 6 settembre 2010

Les enfants d'Izieu

Ci sono delle storie che sembrano essere uscite dalle penne di scrittori di thriller, horror e di generi simili. Quando vengono lette si possono provare diverse emozioni, anche spavento e paura. Però ad un certo punto il libro si chiude, ci si guarda attorno, si percepiscono calma e tranquillità e si tira un sospiro di sollievo. La suggestione fa brutti scherzi, si pensa che certe cose orribili nella propria vita non accadranno mai. Si pensa di essere esenti da ogni sofferenza e da ogni paura. Il mondo reale non può essere terribile come una storia di un libro. No, è molto peggio.
La storia dell'umanità è molto peggio. Ci sono dei capitoli talmente agghiaccianti che forse preferiremmo dimenticare. Invece certi avvenimenti vanno raccontati, per rispetto di coloro che hanno sofferto, hanno perso la vita o la vita proprio non l'hanno vissuta.
Delle infamie sorte durante la Seconda Guerra Mondiale sono stati scritti libri, girati film, presentati documentari. Ma ci sono molti fatti ancora semisconosciuti, solo perchè o non hanno fatto notizia o si preferiva sotterrare o proprio perchè non si ha memoria storica.
E coloro che non vanno dimenticati sono i ragazzi di Izieu.
Izieu è un paesiolo al sud della Francia, nel dipartimento di Ain nella regione del Rodano, poco distante da Lione. Qui nel 1943 due coniugi di origine polacca Sabine e Miron Zlatin adibirono la loro casa a rifugio per i bambini ebrei orfani o strappati dalle deportazioni nei campi di concentramento. Infatti molti di loro venivano mandati lì dai propri genitori per evitare che venissero catturati durante i rastrellamenti. Era chiaro che molti bambini una volta in quella specie di colonia non avrebbero più rivisto i propri papà e le proprie mamme.
C'è da dire che fino al '43 quella regione della Francia era sotto il controllo italiano, quindi le famiglie ebree si sentivano abbastanza al sicuro. Si sa "Italiani, brava gente". E la convivenza tutto sommato era pacifica. Certo nelle varie città oltre il confine italico la presenza dei militari per le strade si vedeva e sentiva però sempre meglio i soldati italiani che quelli tedeschi, sussurrava più di qualcuno. Certo in guerra tra i mali, sempre meglio scegliere quello minore. A scuola nei libri di storia quando viene riferito che l'8 Settembre 1943 l'Italia rompe il patto con la Germania e si mette dalla parte degli Alleati, non si da molta importanza alla cosa. Invece quella data fu l'inizio di tragedie e disgrazie non solo nel territorio italiano ma anche aldilà dei confini. E tutto questo viene spesso ignorato, anche oggi. La Guerra tra la fine del'43 e il '45 non è più solo una lotta tra nazioni ma diventa una vera e propria caccia all'uomo. Così sanguinaria che i morti si conteranno a milioni.
E da quella data anche il destino di quei ragazzi di Izieu cambierà per sempre.
Infatti le autorità italiane lasciarono la Francia e vennero sostituite dalle truppe della Gestapo. In quella parte d'Europa che era stata salvata dalle tremebonde vicende belliche, iniziarono i rastrellamenti.
E in quello che per dei ragazzi era un angolo di Paradiso, irruppe l'Inferno.
Il 6 Aprile 1944 sotto la guida del criminale SS Klaus Barbie, 44 bambini vennero catturati. Il più piccolo aveva 4 anni, il più grande 17.
Prima vennero mandati nelle prigioni di Lione e poi deportati nei campi di sterminio ad Auschwitz. Dove scomparirono nelle camere a gas. Miron Zlatin e due ragazzi adolescenti finirono in Estonia, anche loro non tornarono più. Sabine Zlatin, la benefattrice, che per i suoi bimbi avrebbe dato la propria vita, quel giorno non si trovava in quella casa. Uscita per comprare generi alimentari, al suo ritorno trovò lo spettacolo straziante della casa vuota. A lei il destino ha riservato il tormento di non essere stata con loro in quei momenti e di non aver potuto nulla contro la crudeltà umana. Ora la casa è stata adibita a Museo, il Museo dei ragazzi di Izieu, Memorial des enfants d'Izieu, perchè non ci si deve dimenticare di questi ragazzi. Come non ci si deve dimenticare di quelle morti ignorate, di quelle tragedie nascoste perchè di fronte alla vita e di fronte alla morte siamo tutti uguali. Se fosse una storia inventata il libro ora andrebbe chiuso. Invece va tenuto aperto per riflettere e rendersi conto che a volte certe preoccupazioni e certi problemi di fronte a queste storie non sono niente.
E adesso in quella casa non restano che le voci lontane di quei bambini che leggevano le lettere scritte per i propri genitori, mai più rivisti.
" Ogni sera si scrivono lunghe lettere ai nostri cari genitori,
Non si sa proprio dove siano, ma si ha tanto di quell'amore dentro
Che spesso non ci si può dormire".

L'aforisma quotidiano

Tra vent'anni sarai più infastidito dalle cose che non hai fatto che da quelle che hai fatto. Perciò molla gli ormeggi, esci dal porto sicuro e lascia che il vento gonfi le tue vele. Esplora. Sogna. Scopri. 
Mark Twain

W.C.

Winston Churchill.
La sua vera nemica, dentro e fuori il Parlamento dove Churchill non riusciva a capire perché mai dovessero entrare le donne (e perché mai dovessero votare essendo non tanto inferiori, ma diverse) era Nancy Astor, prima donna deputato in Gran Bretagna. Un giorno gli disse: «Winston, se tu fossi mio marito, ti metterei il veleno nel caffè». E Churchill rispose: «Nancy, se tu fossi mia moglie, lo berrei».

venerdì 3 settembre 2010

L'arte della guerra

La guerra è il Tao dell'inganno.
Perciò se siete abili, di fronte al nemico fingete incapacità.
Se siete costretti ad impegnare le vostre forze, fingete inattività.
Se il vostro obiettivo è vicino, fate credere che si trovi lontano; quando è distante, create l'illusione che si trovi nei paraggi.
Mostrate ai nemici delle brecce per allettarli ad entrare in azione. Create disordine tra le loro file e sconfiggeteli.
Se sono in numero ragguardevole preparatevi ad affrontarli; se sono troppo forti, cercate di evitare lo scontro.
Se sono furiosi, irritateli ancora di più, assicurandovi di alimentare la loro arroganza.
Se sono riposati fate in modo di stancarli.
Se sono uniti, costringeteli a separarsi.
Attaccate quando non sono preparati.
Avanzate nel punto dove non vi aspettano.
Queste sono le strategie per ottenere la vittoria.
Non è possibile discuterne prima di averle conosciute.

L'aforisma quotidiano

Una persona non va mai lontano se non sa dove deve andare. (J.W. Goethe)

W.C.

Winston Churchill.
Quando al bar della Camera dei Comuni, la deputata Bessie Braddock lo apostrofò gelida: «Winston, sei ubriaco», lui si alzò e rispose: «Signora, lei è brutta. Ma io domani sarò sobrio».

giovedì 2 settembre 2010

Cronaca di una morte annunciata

Capolavoro di Gabriel Garcia Marquez. In sostanza è un libro di cronaca, tratta da una storia vera, perchè narra gli avvenimenti delle ultime ore di vita di Santiago Nasar, la vittima annunciata ed ignara del fatto che dovrà morire. Infatti la grandezza di questa lettura sta proprio in questo, si sa già chi morirà e chi saranno gli assassini ma l'intrico della storia è talmente avvincente e paradossale da mantenere il lettore incollato al testo fino alla fine. La vittima designata viene accusata di aver "rubato" la verginità ad Angela, una ragazza promessa in sposa ad un ricco signore. Per i fratelli della sposa quest'affronto dev'essere pagato con la vita e decidono di uccidere l'incolpevole Santiago. Ma nel paese tutti vengono a conoscenza di questa intenzione e nessuno per vari motivi interviene per evitare che la tragedia si compia. Addirittura gli stessi assassini fanno di tutto per essere fermati e per evitare di dover uccidere Santiago, ovviamente sempre l'unico a non sapere che la sua ora è segnata.
Fa riflettere il fatto che nessuno che è a conoscenza del fatto vada dal protagonista ad avvertirlo, come se l'indifferenza fosse più importante del salvare una vita. Effettivamente anche nella realtà in cui si vive la maggior parte delle persone preferisce fare le proprie cose piuttosto che intervenire e dare una mano a chi ne ha bisogno. Ringrazio la mia amica che mi ha consigliato questa lettura, davvero originale ed intrigante.

L'aforisma quotidiano

 Tutti vogliono avere un amico, nessuno si occupa d'essere un amico.

L'esaltazione dell'individualità

L'individualità è l'essenza più profonda del proprio essere. Comprende tutte le nostre caratteristiche che io definirei qualità. E l'ostacolo più duro da oltrepassare è il manifestare la nostra individualità. Spesso abbiamo paura di esprimerci, o perchè non abbiamo abbastanza personalità o perchè abbiamo un'autostima che rasenta lo zero o perchè ci preoccupiamo troppo dei giudizi degli altri. Molto spesso eclissiamo la nostra identità per dare spazio ad altre che riteniamo migliori di noi o più meritevoli. E perdiamo di vista l'aspetto più importante: te stesso e la propria soddisfazione (sia spirituale ma anche in parte materiale). Il resto è il contorno che ti può rendere la vita più o meno interessante, più o meno bella ma il fautore principale di tutto sei proprio tu. E purtroppo questo lo perdiamo di vista. Io credo che la maggior parte delle persone sia insoddisfatta della propria vita proprio perchè non hanno mai fatto nulla o quasi per renderla soddisfacente. Il credere a se stessi e alle proprie capacità e sensazioni è forse il traguardo più difficile da raggiungere perchè il rischio di fallire è alto. Ma già il fatto di provarci è un successo. Proviamo a pensare a grandi artisti del passato. Personaggi magari depressi, magari pensavano di essere dei falliti, che ci hanno donato grazie alle loro abilità delle opere grandiose, perchè comunque hanno creduto nel proprio talento altrimenti non avrebbero mai realizzato quel quadro o quella poesia. Di fronte ad un'opera d'arte si contempla la grandezza di un uomo. E chi lo dice che solo pochi possono raggiungere tali livelli? Magari in campi diversi ma oguno di noi può effettivamente esprimere le proprie qualità, ovviamente ci deve credere e soprattutto lo deve volere. Non bisogna guardar passare la vita a testa bassa, alziamola e dimostriamo quello che valiamo. L'individuo soddisfatto inoltre riesce a star meglio in mezzo agli altri perchè può farlo a testa alta senza timore di essere giudicato. Ecco perchè io credo che la valorizzazione dell'individualità di ciascuno possa giovare ad ogni gruppo di persone e ad ogni comunità.

mercoledì 1 settembre 2010

L'aforisma quotidiano

La vita non offre piacere più grande del superare le difficoltà e passare da un successo ad un altro, del formare nuovi desideri e di vederli realizzati.

Eterno ritorno

Il mito dell'eterno ritorno afferma, per negazione, che la vita che scompare una volta per sempre, che non ritorna, è simile a un'ombra, è priva di peso, è morta già in precedenza, e che, sia stata essa terribile, bella o splendida, quel terrore, quello splendore, quella bellezza non significano nulla. Se la Rivoluzione Francese dovesse ripetersi all'infinito, la storiografia francese sarebbe meno orgogliosa di Robespierre. Dal momento però che parla di qualcosa che non ritorna, gli anni di sangue si sono trasformati in semplici parole, in teorie, in discussioni, sono diventati più leggeri delle piume, non incutono paura. C'è un enorme differenza tra un Robespierre che si è presentato una sola volta nella storia e un Robespierre che torna eternamente a tagliare la testa ai francesi. Quindi l'idea dell'eterno ritorno indica una prospettiva dalla quale le cose appaiono in maniera diversa da come noi le conosciamo: appaiono prive della circostanza attenuante della loro fugacità. Questa circostanza attenuante ci impedisce infatti di pronunciare un qualsiasi verdetto. Si può condannare ciò che è effimero? La luce rossastra del tramonto illumina ogni cosa con il fascino della nostalgia: anche la ghigliottina. La profonda perversione morale che appartiene a un mondo fondato essenzialmente sull'inesistenza del ritorno, perchè in un mondo simile tutto è già perdonato e quindi tutto è cinicamente permesso. 
Nel mondo dell'eterno ritorno, su ogni gesto grava il peso di una insostenibile responsabilità. Se l'eterno ritorno è il fardello più pesante, allora le nostrevite su questo sfondo possono apparire in tutta la loro meravigliosa leggerezza.
Non si può mai sapere che cosa si deve volere perchè si vive una vita soltanto e non si può confrontarla con le proprie vite precedenti, nè correggerla nelle vite future. Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perchè non esiste alcun termine di paragone.
L'uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza aver mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre a uno schizzo. Ma nemmeno schizzo è la parola giusta, perchè uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro. Einmal ist keinmal. Quello che avviene una volta soltanto è come se non fosse mai avvenuto. Se l'uomo può vivere solo una vita è come se non vivesse affatto.
(da L'insostenibile leggerezza dell'essere di Milan Kundera)