Ci sono delle storie che sembrano essere uscite dalle penne di scrittori di thriller, horror e di generi simili. Quando vengono lette si possono provare diverse emozioni, anche spavento e paura. Però ad un certo punto il libro si chiude, ci si guarda attorno, si percepiscono calma e tranquillità e si tira un sospiro di sollievo. La suggestione fa brutti scherzi, si pensa che certe cose orribili nella propria vita non accadranno mai. Si pensa di essere esenti da ogni sofferenza e da ogni paura. Il mondo reale non può essere terribile come una storia di un libro. No, è molto peggio.
La storia dell'umanità è molto peggio. Ci sono dei capitoli talmente agghiaccianti che forse preferiremmo dimenticare. Invece certi avvenimenti vanno raccontati, per rispetto di coloro che hanno sofferto, hanno perso la vita o la vita proprio non l'hanno vissuta.
Delle infamie sorte durante la Seconda Guerra Mondiale sono stati scritti libri, girati film, presentati documentari. Ma ci sono molti fatti ancora semisconosciuti, solo perchè o non hanno fatto notizia o si preferiva sotterrare o proprio perchè non si ha memoria storica.
E coloro che non vanno dimenticati sono i ragazzi di Izieu.
Izieu è un paesiolo al sud della Francia, nel dipartimento di Ain nella regione del Rodano, poco distante da Lione. Qui nel 1943 due coniugi di origine polacca Sabine e Miron Zlatin adibirono la loro casa a rifugio per i bambini ebrei orfani o strappati dalle deportazioni nei campi di concentramento. Infatti molti di loro venivano mandati lì dai propri genitori per evitare che venissero catturati durante i rastrellamenti. Era chiaro che molti bambini una volta in quella specie di colonia non avrebbero più rivisto i propri papà e le proprie mamme.
C'è da dire che fino al '43 quella regione della Francia era sotto il controllo italiano, quindi le famiglie ebree si sentivano abbastanza al sicuro. Si sa "Italiani, brava gente". E la convivenza tutto sommato era pacifica. Certo nelle varie città oltre il confine italico la presenza dei militari per le strade si vedeva e sentiva però sempre meglio i soldati italiani che quelli tedeschi, sussurrava più di qualcuno. Certo in guerra tra i mali, sempre meglio scegliere quello minore. A scuola nei libri di storia quando viene riferito che l'8 Settembre 1943 l'Italia rompe il patto con la Germania e si mette dalla parte degli Alleati, non si da molta importanza alla cosa. Invece quella data fu l'inizio di tragedie e disgrazie non solo nel territorio italiano ma anche aldilà dei confini. E tutto questo viene spesso ignorato, anche oggi. La Guerra tra la fine del'43 e il '45 non è più solo una lotta tra nazioni ma diventa una vera e propria caccia all'uomo. Così sanguinaria che i morti si conteranno a milioni.
E da quella data anche il destino di quei ragazzi di Izieu cambierà per sempre.
Infatti le autorità italiane lasciarono la Francia e vennero sostituite dalle truppe della Gestapo. In quella parte d'Europa che era stata salvata dalle tremebonde vicende belliche, iniziarono i rastrellamenti.
E in quello che per dei ragazzi era un angolo di Paradiso, irruppe l'Inferno.
Il 6 Aprile 1944 sotto la guida del criminale SS Klaus Barbie, 44 bambini vennero catturati. Il più piccolo aveva 4 anni, il più grande 17.
Prima vennero mandati nelle prigioni di Lione e poi deportati nei campi di sterminio ad Auschwitz. Dove scomparirono nelle camere a gas. Miron Zlatin e due ragazzi adolescenti finirono in Estonia, anche loro non tornarono più. Sabine Zlatin, la benefattrice, che per i suoi bimbi avrebbe dato la propria vita, quel giorno non si trovava in quella casa. Uscita per comprare generi alimentari, al suo ritorno trovò lo spettacolo straziante della casa vuota. A lei il destino ha riservato il tormento di non essere stata con loro in quei momenti e di non aver potuto nulla contro la crudeltà umana. Ora la casa è stata adibita a Museo, il Museo dei ragazzi di Izieu, Memorial des enfants d'Izieu, perchè non ci si deve dimenticare di questi ragazzi. Come non ci si deve dimenticare di quelle morti ignorate, di quelle tragedie nascoste perchè di fronte alla vita e di fronte alla morte siamo tutti uguali. Se fosse una storia inventata il libro ora andrebbe chiuso. Invece va tenuto aperto per riflettere e rendersi conto che a volte certe preoccupazioni e certi problemi di fronte a queste storie non sono niente.
E adesso in quella casa non restano che le voci lontane di quei bambini che leggevano le lettere scritte per i propri genitori, mai più rivisti.
" Ogni sera si scrivono lunghe lettere ai nostri cari genitori,
Non si sa proprio dove siano, ma si ha tanto di quell'amore dentro
Che spesso non ci si può dormire".
Visto che stai gia' pensando, pensa in grande; niente e nessuno possono impedirti di farlo
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lunedì 6 settembre 2010
L'aforisma quotidiano
Tra vent'anni sarai più infastidito dalle cose che non hai fatto che da quelle che hai fatto. Perciò molla gli ormeggi, esci dal porto sicuro e lascia che il vento gonfi le tue vele. Esplora. Sogna. Scopri.
Mark Twain
Mark Twain
W.C.
Winston Churchill.
La sua vera nemica, dentro e fuori il Parlamento dove Churchill non riusciva a capire perché mai dovessero entrare le donne (e perché mai dovessero votare essendo non tanto inferiori, ma diverse) era Nancy Astor, prima donna deputato in Gran Bretagna. Un giorno gli disse: «Winston, se tu fossi mio marito, ti metterei il veleno nel caffè». E Churchill rispose: «Nancy, se tu fossi mia moglie, lo berrei».
La sua vera nemica, dentro e fuori il Parlamento dove Churchill non riusciva a capire perché mai dovessero entrare le donne (e perché mai dovessero votare essendo non tanto inferiori, ma diverse) era Nancy Astor, prima donna deputato in Gran Bretagna. Un giorno gli disse: «Winston, se tu fossi mio marito, ti metterei il veleno nel caffè». E Churchill rispose: «Nancy, se tu fossi mia moglie, lo berrei».
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