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giovedì 12 maggio 2011

Politically scorrect

Al giorno d'oggi i politici italiani (sia al Governo che alle opposizioni) vengono considerati i peggiori della storia. O comunque lontani anni luce dai cosiddetti padri della Patria dell'ultimo secolo. Questo viene rimarcato soprattutto dalla scarsa considerazione che l'Italia gode da parte delle potenze straniere. Ma siamo sicuri che sia qualcosa che riguarda solo gli ultimi anni della politica italiana oppure questa sorta di snobismo risalga a tempi ben più lontani? Siamo sicuri che gli italiani di oggi siano così peggiori degli italiani di 50-100 anni fa?
Sono domande che mi sono posto spesso e a cui è difficile poter dare una risposta, non avendo vissuto direttamente le vicende del passato. Quindi mi devo affidare ad eventi storici che possano dare delle idee su come era la politica qualche anno fa. Anzi, parecchi anni fa.
Su Politically scorrect presenterò ogniqualvolta me ne capiti l'occasione, degli avvenimenti che possano, anche se lontanamente, dare una risposta alle domande poste in precedenza.

Il primo esempio che riguarda i politici italiani di un tempo risale alla Prima Guerra Mondiale e al famoso Patto di Londra. Pochi lo rimarcano, ma l'Italia in quell'occasione giocò su due tavoli, si comportò in modo subdolo e ci guadagnò molto poco, anzi la celeberrima "Vittoria mutilata" pronunciata dal D'Annunzio nacque proprio dalla scellerata condotta del Parlamento italiano dell'epoca.

Siamo alla fine del 1800, nel 1882 per la precisione. In Europa esistono due schieramenti forti: da una parte i paesi dell'Alleanza (Germania ed Austria-Ungheria) e dall'altra quelli dell'Intesa (Regno Unito, Francia e Russia). L'Italia è un paese economicamente e militarmente nettamente inferiore. L'Unità è avvenuta solo un ventennio prima e il paese deve ancora assorbire il fatto di essere una nazione unita. L'Italia decide di stringere un patto militare con gli imperi centrali: se Germania o Austria fossero state attaccate allora sarebbe dovuta intervenire, ma se fossero state una delle due ad attaccare allora poteva decidere se partecipare o meno all'eventuale guerriglia. Proprio come accade nel 1914. Austria e Germania dichiarano guerra alla Serbia, l'Italia resta alla finestra, salvo intervenire solo un anno dopo nel conflitto mondiale proprio contro di esse. Perchè?
Come ho già scritto, l'Italia in quel periodo gioca su due tavoli. Mentre rinnova di volta in volta il patto con gli austriaci, comincia a guardarsi attorno per cercare nuove alleanze che possano fruttare accordi molto più interessanti. Ricordo sempre che l'Italia in quel periodo cercava in ogni modo la considerazione da parte delle potenze straniere. Ma era un paese ancora arretrato e faceva gola la possibilità di poter allargare i propri confini ed ottenere ulteriori territori. Possibilità che veniva garantita maggiormente dai Paesi dell'Intesa che da quelli dell'Alleanza. Ma c'era già un patto stipulato. Quindi come fare?
Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, l'Italia indecisa sul da farsi, decide di aspettare, temporeggia in cerca di soluzioni più appetitose. Viene pressata dalle altre potenze perchè la sua entrata in guerra avrebbe potuto far pendere le sorti del conflitto da una parte piuttosto che da un'altra. Quindi se pubblicamente intavola trattative con l'Alleanza, segretamente flirta con l'Intesa. Ormai, la Guerra imperversa da mesi e l'Italia decide di parteciparvi. Ma non con i propri alleati, con gli avversari. Infatti il 26 Aprile 1915 viene stipulato in gran segreto il Patto di Londra: l'Italia entrerà in guerra con le forze russe,inglesi e francesi in cambio di notevoli riconoscimenti territoriali. Questo voltagabbana italiano porterà dei frutti? Avvisaglie di un nero presagio ci sono da subito. Gli americani (alleati dei paesi dell'Intesa) quel Patto non lo firmano. Anzi condanneranno questa diplomazia segreta a fine conflitto.

Con questo Trattato l'Italia cosa ci avrebbe guadagnato? Alla condizione che sarebbe dovuta intervenire entro un mese dalla firma del Patto, all'Italia sarebbero riconosciuti questi territori: Trentino, Tirolo, Trieste e Gorizia, Istria tranne Fiume, buona parte della Dalmazia isole comprese, alcuni territori albanesi, l'allargamento dei confini delle proprie colonie nordafricane. Non poco per un Paese ancora in fase di lento sviluppo. La domanda che mi pongo ora però è: non è che per caso tutte queste promesse fossero solo un modo per illudere l'Italia solo per portarla dalla propria parte dentro al conflitto? I politici dell'epoca si sono mai chiesti se l'Italia fosse stata usata dalle altre potenze?

Non saprei dare risposte esaustive, però con la Pace di Versailles del 1919 si capirono molte cose su quanto fossero considerati l'Italia e i relativi rappresentanti governativi. L'Italia vince il conflitto e alla conferenza di pace di Parigi vuole far valere i propri diritti impugnando i documenti del Patto di Londra, aggiungendo la richiesta di annessione ai già citati territori della città di Fiume. Le altre potenze sedute al tavolo fanno spallucce. Il Presidente Wilson, non avendo firmato il Patto, non si sente in obbligo di concedere i territori richiesti. La Francia non vuole che l'Italia ottenga tutta quell'area dalmata. Dunque le potenze dell'Intesa ritrattano quanto accordato in precedenza. I nostri rappresentanti volendo fare i signori, abbandonano per plateale (ed inutile) protesta la conferenza dando modo, ai paesi vincitori, di considerare le condizioni di pace e la ripartizione dei territori a proprio piacimento, considerando in minima parte le richieste italiane. E così l'Italia ottiene molto meno di quello che le sarebbe spettato, ad esempio non ottenne la Dalmazia.

Insomma poca considerazione all'estero, poca incisività nel far valere i proprio diritti, politica doppiogiochista e davvero poca scaltrezza, furbizia e strategia. Siamo sicuri che i politici del primo Ventennio del '900 fossero tanto diversi di quelli attuali?


L'aforisma quotidiano

A mio parere, in un’intervista, non sono le domande che contano ma le risposte. Se una persona ha talento, puoi chiederle la cosa più banale del mondo: ti risponderà sempre in modo brillante e profondo. Se una persona è mediocre, puoi porle la domanda più acuta del mondo: ti risponderà sempre in modo mediocre.

Oriana Fallaci