Il tacchino induttivista.
E' una metafora utilizzata da Bertrand Russell per confutare le tesi induttiviste di Bacone e del Circolo di Vienna. Secondo Russell e poi Popper una teoria dev'essere dedotta e non indotta. Che differenza c'è? Una teoria indotta si basa sulle esperienze di casi analoghi precedenti. Ovvero se una cosa si è sempre presentata in un modo per un notevole numero di osservazioni si presenterà in quel modo anche nell'osservazione successiva. Invece le teorie di Russell basano le proprie asserzioni sul metodo dei controlli: ogni caso va controllato perchè può presentarsi diverso da quelli precedenti. Inquadra il ruolo del ricercatore (scientifico) il quale deve mettere in discussione la teoria studiata valutandone la confutabilità e la falsificabilità.
La migliore dimostrazione della differenza tra le due teorie è data appunto dal tacchino induttivista.
Un tacchino viene nutrito ogni giorno alle 9 del mattino. Tale tacchino da buon induttivista fece notevoli osservazioni e notò che tutti i giorni che fosse caldo o freddo riceveva il pasto alle 9 del mattino. A quel punto la sua coscienza induttivista fu soddisfatta e potè affermare che gli danno il cibo alle 9 del mattino.
Però questa concezione risultò falsa alla vigilia di Natale quando esso invece di ricevere il mangiare venne sgozzato.
Questo dimostra che a livello empirico le tesi induttiviste sbagliano perchè ci sarà sempre un caso che confuterà l'intera teoria giudicata vera in precedenza. La tesi di Russell appunto ricerca il caso che possa confutare le teorie sperimentali.
Visto che stai gia' pensando, pensa in grande; niente e nessuno possono impedirti di farlo
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mercoledì 25 maggio 2011
lunedì 23 maggio 2011
Poesia
Prima essi attaccarono l'opposizione,
ma io non ero all' opposizione, così non li difesi.
Poi essi attaccarono gli Ebrei,
ma io non ero un Ebreo, così non li difesi.
Poi essi attaccarono gli studenti militanti,
ma io non ero uno studente militante, così non li difesi.
Poi essi attaccarono i sindacalisti,
ma io non ero un attivista sindacale, così non li difesi.
Poi essi attaccarono gli Insegnanti e gli Intellettuali,
ma io non ero uno di loro, così non li difesi.
E quando essi attaccarono me,
non era rimasto più nessuno a difendermi
Martin Niemoller
giovedì 12 maggio 2011
Politically scorrect
Al giorno d'oggi i politici italiani (sia al Governo che alle opposizioni) vengono considerati i peggiori della storia. O comunque lontani anni luce dai cosiddetti padri della Patria dell'ultimo secolo. Questo viene rimarcato soprattutto dalla scarsa considerazione che l'Italia gode da parte delle potenze straniere. Ma siamo sicuri che sia qualcosa che riguarda solo gli ultimi anni della politica italiana oppure questa sorta di snobismo risalga a tempi ben più lontani? Siamo sicuri che gli italiani di oggi siano così peggiori degli italiani di 50-100 anni fa?
Sono domande che mi sono posto spesso e a cui è difficile poter dare una risposta, non avendo vissuto direttamente le vicende del passato. Quindi mi devo affidare ad eventi storici che possano dare delle idee su come era la politica qualche anno fa. Anzi, parecchi anni fa.
Su Politically scorrect presenterò ogniqualvolta me ne capiti l'occasione, degli avvenimenti che possano, anche se lontanamente, dare una risposta alle domande poste in precedenza.
Il primo esempio che riguarda i politici italiani di un tempo risale alla Prima Guerra Mondiale e al famoso Patto di Londra. Pochi lo rimarcano, ma l'Italia in quell'occasione giocò su due tavoli, si comportò in modo subdolo e ci guadagnò molto poco, anzi la celeberrima "Vittoria mutilata" pronunciata dal D'Annunzio nacque proprio dalla scellerata condotta del Parlamento italiano dell'epoca.
Siamo alla fine del 1800, nel 1882 per la precisione. In Europa esistono due schieramenti forti: da una parte i paesi dell'Alleanza (Germania ed Austria-Ungheria) e dall'altra quelli dell'Intesa (Regno Unito, Francia e Russia). L'Italia è un paese economicamente e militarmente nettamente inferiore. L'Unità è avvenuta solo un ventennio prima e il paese deve ancora assorbire il fatto di essere una nazione unita. L'Italia decide di stringere un patto militare con gli imperi centrali: se Germania o Austria fossero state attaccate allora sarebbe dovuta intervenire, ma se fossero state una delle due ad attaccare allora poteva decidere se partecipare o meno all'eventuale guerriglia. Proprio come accade nel 1914. Austria e Germania dichiarano guerra alla Serbia, l'Italia resta alla finestra, salvo intervenire solo un anno dopo nel conflitto mondiale proprio contro di esse. Perchè?
Come ho già scritto, l'Italia in quel periodo gioca su due tavoli. Mentre rinnova di volta in volta il patto con gli austriaci, comincia a guardarsi attorno per cercare nuove alleanze che possano fruttare accordi molto più interessanti. Ricordo sempre che l'Italia in quel periodo cercava in ogni modo la considerazione da parte delle potenze straniere. Ma era un paese ancora arretrato e faceva gola la possibilità di poter allargare i propri confini ed ottenere ulteriori territori. Possibilità che veniva garantita maggiormente dai Paesi dell'Intesa che da quelli dell'Alleanza. Ma c'era già un patto stipulato. Quindi come fare?
Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, l'Italia indecisa sul da farsi, decide di aspettare, temporeggia in cerca di soluzioni più appetitose. Viene pressata dalle altre potenze perchè la sua entrata in guerra avrebbe potuto far pendere le sorti del conflitto da una parte piuttosto che da un'altra. Quindi se pubblicamente intavola trattative con l'Alleanza, segretamente flirta con l'Intesa. Ormai, la Guerra imperversa da mesi e l'Italia decide di parteciparvi. Ma non con i propri alleati, con gli avversari. Infatti il 26 Aprile 1915 viene stipulato in gran segreto il Patto di Londra: l'Italia entrerà in guerra con le forze russe,inglesi e francesi in cambio di notevoli riconoscimenti territoriali. Questo voltagabbana italiano porterà dei frutti? Avvisaglie di un nero presagio ci sono da subito. Gli americani (alleati dei paesi dell'Intesa) quel Patto non lo firmano. Anzi condanneranno questa diplomazia segreta a fine conflitto.
Con questo Trattato l'Italia cosa ci avrebbe guadagnato? Alla condizione che sarebbe dovuta intervenire entro un mese dalla firma del Patto, all'Italia sarebbero riconosciuti questi territori: Trentino, Tirolo, Trieste e Gorizia, Istria tranne Fiume, buona parte della Dalmazia isole comprese, alcuni territori albanesi, l'allargamento dei confini delle proprie colonie nordafricane. Non poco per un Paese ancora in fase di lento sviluppo. La domanda che mi pongo ora però è: non è che per caso tutte queste promesse fossero solo un modo per illudere l'Italia solo per portarla dalla propria parte dentro al conflitto? I politici dell'epoca si sono mai chiesti se l'Italia fosse stata usata dalle altre potenze?
Non saprei dare risposte esaustive, però con la Pace di Versailles del 1919 si capirono molte cose su quanto fossero considerati l'Italia e i relativi rappresentanti governativi. L'Italia vince il conflitto e alla conferenza di pace di Parigi vuole far valere i propri diritti impugnando i documenti del Patto di Londra, aggiungendo la richiesta di annessione ai già citati territori della città di Fiume. Le altre potenze sedute al tavolo fanno spallucce. Il Presidente Wilson, non avendo firmato il Patto, non si sente in obbligo di concedere i territori richiesti. La Francia non vuole che l'Italia ottenga tutta quell'area dalmata. Dunque le potenze dell'Intesa ritrattano quanto accordato in precedenza. I nostri rappresentanti volendo fare i signori, abbandonano per plateale (ed inutile) protesta la conferenza dando modo, ai paesi vincitori, di considerare le condizioni di pace e la ripartizione dei territori a proprio piacimento, considerando in minima parte le richieste italiane. E così l'Italia ottiene molto meno di quello che le sarebbe spettato, ad esempio non ottenne la Dalmazia.
Insomma poca considerazione all'estero, poca incisività nel far valere i proprio diritti, politica doppiogiochista e davvero poca scaltrezza, furbizia e strategia. Siamo sicuri che i politici del primo Ventennio del '900 fossero tanto diversi di quelli attuali?
L'aforisma quotidiano
A mio parere, in un’intervista, non sono le domande che contano ma le risposte. Se una persona ha talento, puoi chiederle la cosa più banale del mondo: ti risponderà sempre in modo brillante e profondo. Se una persona è mediocre, puoi porle la domanda più acuta del mondo: ti risponderà sempre in modo mediocre.
Oriana Fallaci
Oriana Fallaci
martedì 10 maggio 2011
Politically scorrect
L'Italia offre un territorio talmente ricco di risorse, accompagnato da un ottimo clima che se fosse abitato da tedeschi, ora sarebbe sicuramente tra le prime 5 potenze al mondo.
L'aforisma quotidiano
Cerchiamo di non essere troppo esigenti: è meglio possedere diamanti di seconda scelta che non possederne affatto.
Mark Twain
Mark Twain
venerdì 6 maggio 2011
L'aforisma quotidiano
Se qualcuno vede una certa opera, della quale non ne aveva vista una simile, e non conosce l’intenzione dell’artefice, egli senza dubbio non potrà sapere se quell’opera sia perfetta o imperfetta ma, dopo che gli uomini hanno cominciato a formare idee universali e a escogitare modelli di case, edifici, torri e a preferire certi modelli delle cose ad altri, è accaduto che ciascuno ha chiamato perfetto quel che vedeva concordare con l’idea universale che egli si era formato e, al contrario, imperfetto quello che vedeva concordare di meno con il modello da lui concepito, sebbene secondo il parere del suo artefice fosse completamente compiuto.
(Benedetto Spinoza)
(Benedetto Spinoza)
mercoledì 4 maggio 2011
Urbe Legend
Roma, III secolo a.C.
Il console Tito Manlio ordina al proprio esercito di non attaccare il nemico. L'ordine viene rispettato da tutti, tranne da suo figlio, Tito, un bravo ragazzo anche se carattere impetuoso. Egli infatti deve sfidare a duello, per una sfida ricevuta, un soldato nemico. Non si tira indietro e lo uccide, trasgredendo gli ordini di suo padre.
Tito Manlio raduna un'assemblea con i vari ufficiali dell'esercito per interrogare Tito. E dopo aver riflettuto espone le sue ragioni. Infatti chiama un littorio e gli comanda di prelevare suo figlio, di legarlo ad un palo e di decapitarlo davanti a tutti i soldati per non aver rispettato gli ordini del proprio comandante.
Ed è quello che accade.
La disciplina. Per i romani era fondamentale. L'esercito doveva essere considerato come un tessuto unico, compatto, senza falle nè imperfezioni, unito tramite gli ordini del proprio comandante. Se qualcuno veniva meno ai compiti richiesti e fosse rimasto impunito, avrebbe contribuito a lacerare tale tessuto. Un esempio tragico e macabro come questo garantisce la completa ubbidienza da parte dei soldati e la loro efficienza.
La disciplina è la base su cui vennero costruite le invincibili legioni romane.
Il console Tito Manlio ordina al proprio esercito di non attaccare il nemico. L'ordine viene rispettato da tutti, tranne da suo figlio, Tito, un bravo ragazzo anche se carattere impetuoso. Egli infatti deve sfidare a duello, per una sfida ricevuta, un soldato nemico. Non si tira indietro e lo uccide, trasgredendo gli ordini di suo padre.
Tito Manlio raduna un'assemblea con i vari ufficiali dell'esercito per interrogare Tito. E dopo aver riflettuto espone le sue ragioni. Infatti chiama un littorio e gli comanda di prelevare suo figlio, di legarlo ad un palo e di decapitarlo davanti a tutti i soldati per non aver rispettato gli ordini del proprio comandante.
Ed è quello che accade.
La disciplina. Per i romani era fondamentale. L'esercito doveva essere considerato come un tessuto unico, compatto, senza falle nè imperfezioni, unito tramite gli ordini del proprio comandante. Se qualcuno veniva meno ai compiti richiesti e fosse rimasto impunito, avrebbe contribuito a lacerare tale tessuto. Un esempio tragico e macabro come questo garantisce la completa ubbidienza da parte dei soldati e la loro efficienza.
La disciplina è la base su cui vennero costruite le invincibili legioni romane.
Urbe Legend
Roma, V secolo a.C. La città è allo sbando, gli Equi minacciano l'invasione dei territori romani. Un vecchio console ritiratosi a vita agreste, mentre sta arando la propria terra, viene pregato dai senatori di intervenire in soccorso dei villaggi sotto assedio. Costui accetta la carica di dittatore. Raduna l'esercito. Sbaraglia gli Equi e libera gli accampamenti dall'assedio. Una volta riportato l'ordine, depone la dittatura e torna alla sua vita agreste di prima.
I grandi imperi nascono dalle imprese di grandi uomini. Un cittadino romano era sempre pronto a servire la causa della propria città. Sia combattendo, sia lavorando per essa.
Come fece Lucio Quinzio Cincinnato.
L'aforisma quotidiano
Se la tua felicità dipende da quello che fa qualcun altro, credo proprio che tu sia alle prese con un problema. (Robert Bach)
martedì 3 maggio 2011
Prego, mi dica...
Quando a scuola si sfogliano i libri di storia, si trovano scritte quasi sempre le stesse cose. Eventi, personaggi, invenzioni, battaglie, guerre. Raccontate e interpretate sempre allo stesso modo. Ci sono dei vincitori e dei vinti. Poco importa quello che ci possa essere dietro ad un fatto o ad un personaggio. Le interpretazioni modificano la lettura degli eventi perchè cambia di volta in volta il punto di vista. I personaggi, quindi, diventano "buoni" o "cattivi" per almeno tre motivi: Patriottismo, Politica e Religione.
La storia raccontata secondo il patriottismo giudica i fatti e i personaggi a seconda che essi siano accaduti e intervenuti a favore o contro la propria terra d'origine. Nel passato italico c'è la tradizione ingombrante dell'Impero Romano, il primo grande impero civilizzato in Europa. Publio Scipione, Giulio Cesare, Ottaviano Augusto furono i principali condottieri acclamati un tempo e ammirati tuttora. Perchè furono grandi personaggi certo, ma soprattutto perchè noi crediamo di esserne i discendenti. Ma anche loro, tramite i propri soldati, seminarono morte e distruzione, ma non ci si fa caso perchè è come se avessero agito nel giusto. Mentre Annibale, Vercingetorige e Dionisio stanno dalla parte opposta e quindi nel male, vengono tramandati con orrore. Ma anche loro combattevano per il proprio popolo (che ovviamente li vedeva nel giusto). Gli ideali loro erano simili a quelli romani ma interpretati negli anni in modo fazioso.
I fini politici fanno ritornare all'attualità dell'ultimo secolo. Gli estremismi incutono paura e soprattutto diffondono violenza. Sempre. E la storia lo testimonia. Solamente che in certi casi vengono condannati e in altri "accettati". Quando si paragonano i regimi di certo non si può dire che uno abbia fatto meno morti dell'altro, perchè comunque si sono macchiati di nefandezze criminali. I fini di Hitler e Stalin erano gli stessi, ottenuti con gli stessi mezzi ma con ideologie differenti. Ma la vera differenza l'ha fatta la vittoria della guerra e la conseguente propaganda. Per cui, invece di condannarli entrambi, vengono valutati su piani diversi, e non con la necessaria oggettività.
In duemila anni si è sparso più sangue per motivi religiosi che per qualsiasi altro fine. Dal punto di vista cristiano le Crociate dei primi secoli dopo il 1000 d.c. vengono giustificate e valorizzate. Anche perchè vi parteciparono personaggi di enorme rilievo come Riccardo Cuor di Leone e Federico il Barbarossa. Il Saladino, forse condottiero di maggior levatura rispetto agli altri due, viene studiato come il feroce, il cattivo, avversario della croce. Questo perchè si era permesso di riconquistare Gerusalemme togliendola dalle mani dei cirstiani, legittimati dalla religione e quindi dalla nostra storia. Allo stesso modo oggi noi guardiamo con disprezzo ad una eventuale Jihad promossa dal culto musulmano. Da una parte si giustifica, dall'altra si condanna. La lettura delle varie interpretazioni storiche influenzano pensieri ed opinioni, facendo pendere drasticamente la bilancia del bene da una parte e del male dall'altra.
I fatti ed i personaggi elencati sono solo degli esempi. Se ne potrebbero proporre migliaia ma la sostanza non cambierebbe. L'animo umano tende a parteggiare per le proprie tradizioni e le proprie ideologie, condannando a priori quelle avverse. Nessun uomo nasce buono o cattivo, i fatti e le circostanze lo rendono tale agli occhi degli altri. Il mondo in cui viviamo oggi è stato costruito da tutti gli uomini che ci hanno preceduto, e non solo da quelli che riteniamo più giusti di altri. Ovviamente qualcuno avrà avuto più meriti, ma tale considerazione va fatta al di fuori di ogni tendenza campanilistica.
La storia è tutta bella, avvincente ed interessante se letta tra le righe e aldilà di tendenziose interpretazioni.
La storia raccontata secondo il patriottismo giudica i fatti e i personaggi a seconda che essi siano accaduti e intervenuti a favore o contro la propria terra d'origine. Nel passato italico c'è la tradizione ingombrante dell'Impero Romano, il primo grande impero civilizzato in Europa. Publio Scipione, Giulio Cesare, Ottaviano Augusto furono i principali condottieri acclamati un tempo e ammirati tuttora. Perchè furono grandi personaggi certo, ma soprattutto perchè noi crediamo di esserne i discendenti. Ma anche loro, tramite i propri soldati, seminarono morte e distruzione, ma non ci si fa caso perchè è come se avessero agito nel giusto. Mentre Annibale, Vercingetorige e Dionisio stanno dalla parte opposta e quindi nel male, vengono tramandati con orrore. Ma anche loro combattevano per il proprio popolo (che ovviamente li vedeva nel giusto). Gli ideali loro erano simili a quelli romani ma interpretati negli anni in modo fazioso.
I fini politici fanno ritornare all'attualità dell'ultimo secolo. Gli estremismi incutono paura e soprattutto diffondono violenza. Sempre. E la storia lo testimonia. Solamente che in certi casi vengono condannati e in altri "accettati". Quando si paragonano i regimi di certo non si può dire che uno abbia fatto meno morti dell'altro, perchè comunque si sono macchiati di nefandezze criminali. I fini di Hitler e Stalin erano gli stessi, ottenuti con gli stessi mezzi ma con ideologie differenti. Ma la vera differenza l'ha fatta la vittoria della guerra e la conseguente propaganda. Per cui, invece di condannarli entrambi, vengono valutati su piani diversi, e non con la necessaria oggettività.
In duemila anni si è sparso più sangue per motivi religiosi che per qualsiasi altro fine. Dal punto di vista cristiano le Crociate dei primi secoli dopo il 1000 d.c. vengono giustificate e valorizzate. Anche perchè vi parteciparono personaggi di enorme rilievo come Riccardo Cuor di Leone e Federico il Barbarossa. Il Saladino, forse condottiero di maggior levatura rispetto agli altri due, viene studiato come il feroce, il cattivo, avversario della croce. Questo perchè si era permesso di riconquistare Gerusalemme togliendola dalle mani dei cirstiani, legittimati dalla religione e quindi dalla nostra storia. Allo stesso modo oggi noi guardiamo con disprezzo ad una eventuale Jihad promossa dal culto musulmano. Da una parte si giustifica, dall'altra si condanna. La lettura delle varie interpretazioni storiche influenzano pensieri ed opinioni, facendo pendere drasticamente la bilancia del bene da una parte e del male dall'altra.
I fatti ed i personaggi elencati sono solo degli esempi. Se ne potrebbero proporre migliaia ma la sostanza non cambierebbe. L'animo umano tende a parteggiare per le proprie tradizioni e le proprie ideologie, condannando a priori quelle avverse. Nessun uomo nasce buono o cattivo, i fatti e le circostanze lo rendono tale agli occhi degli altri. Il mondo in cui viviamo oggi è stato costruito da tutti gli uomini che ci hanno preceduto, e non solo da quelli che riteniamo più giusti di altri. Ovviamente qualcuno avrà avuto più meriti, ma tale considerazione va fatta al di fuori di ogni tendenza campanilistica.
La storia è tutta bella, avvincente ed interessante se letta tra le righe e aldilà di tendenziose interpretazioni.
Movie...tra le righe
Un ballo, uno sguardo, un bacio, sono occasioni uniche. E basta una sola sciocchezza per fare la differenza tra un “e vissero felici e contenti” e “oh, è solo un tale, che ho visto non so dove, una volta…”. Chiaro?!
Hitch
L'aforisma quotidiano
Il ricordo della felicità non è più felicità, il ricordo del dolore è ancora dolore. (Lord Byron)
Alcol Test
“Ecco il problema di chi beve, pensai versandomi da bere. Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare; e se non succede niente si beve per far succedere qualcosa.”
(Charles Bukowski)
(Charles Bukowski)
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