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mercoledì 4 maggio 2011

Urbe Legend

Roma, III secolo a.C.
Il console Tito Manlio ordina al proprio esercito di non attaccare il nemico. L'ordine viene rispettato da tutti, tranne da suo figlio, Tito, un bravo ragazzo anche se carattere impetuoso. Egli infatti deve sfidare a duello, per una sfida ricevuta, un soldato nemico. Non si tira indietro e lo uccide, trasgredendo gli ordini di suo padre.
Tito Manlio raduna un'assemblea con i vari ufficiali dell'esercito per interrogare Tito. E dopo aver riflettuto espone le sue ragioni. Infatti chiama un littorio e gli comanda di prelevare suo figlio, di legarlo ad un palo e di decapitarlo davanti a tutti i soldati per non aver rispettato gli ordini del proprio comandante.
Ed è quello che accade.

La disciplina. Per i romani era fondamentale. L'esercito doveva essere considerato come un tessuto unico, compatto, senza falle nè imperfezioni, unito tramite gli ordini del proprio comandante. Se qualcuno veniva meno ai compiti richiesti e fosse rimasto impunito, avrebbe contribuito a lacerare tale tessuto. Un esempio tragico e macabro come questo garantisce la completa ubbidienza da parte dei soldati e la loro efficienza.

La disciplina è la base su cui vennero costruite le invincibili legioni romane.

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